La gazza ladra non ha paura di me. Tempo fa non sapevo fosse lei a zampettare sulle mie spalle, ad aggiustare qualcosa tra i miei capelli di paglia, ad allontanarsi in un frullo di ali. Era stata la gazza a portarmi gli occhi: due pietre levigate e brillanti rubate dal fondo del torrente. Con quegli occhi ho visto per la prima volta il mondo, le colline davanti a me, gli alberi, l’orizzonte e il cielo. Il volo della gazza che quegli occhi mi aveva donato.
Uno scoiattolo mi dormiva nel petto e mi regalava i battiti del suo cuore.
Doveva essere stato un contadino a piantarmi lì per spaventare gli animali, e invece loro mi avevano donato la vita. È stato lo sguardo di un cane a spingermi a seguirlo. Non lo credevo possibile, eppure ero già in cima alla collina quando mi voltai a guardare la pianura dove ero nato di legno e di stracci.
Il cane si è fermato poco più avanti, voltandosi verso di me. Allora ho capito che non c’era più bisogno di restare in piedi a guardia di nulla. Il vento è passato tra le mie mani di stracci e ha portato via un filo di paglia. Ogni volta che soffia, so che è il mio respiro.
