Cotto al punto giusto

Racconto brevedi Antonio Agrestini

Dopo la sua morte, mia madre è diventata un tostapane. Incide sul pane frasi rivolte a me o alla mia compagna o a entrambi. Sui toast della colazione troviamo la scritta TROIA o STRONZI, ma sono cotti al punto giusto, quindi li mangiamo lo stesso. In tutta casa c'è puzza di bruciato. Il tostapane si accende a ogni ora della notte per tre minuti esatti, anche scollegato dalla rete elettrica, e produce un rumore secco, come di qualcosa che scatta e si richiude, una specie di respiro metallico. All’inizio mi alzavo per controllare. Adesso resto a letto, conto i tre minuti, aspetto che smetta. Dico a Flora che potrebbe essere un poltergeist. Lei risponde che i poltergeist non scrivono TROIA sul pane. Obietto che quello dipende dallo spirito. Lei non risponde.

 

Prima di andare a dormire, Flora gira il tostapane verso il muro. La mattina lo ritroviamo al centro del piano cucina. Ci sfiora il dubbio di averlo davvero dimenticato lì, in quella posizione.

 

Una domenica proviamo a non usare il tostapane. Facciamo il caffè, apparecchiamo e tiriamo fuori il pane, che però stavolta Flora fa tostare con una padella sul fornello. Il tostapane, staccato dalla presa elettrica, scatta da solo. Le leve si abbassano e si rialzano. Restiamo a guardarlo.

«Lo buttiamo?» dice Flora.

«È solo un tostapane» rispondo.

Lei annuisce, ma non sembra convinta. Il suo è più un gesto di rassegnazione. Flora mette la padella a freddare sul lavello, esce dalla cucina a passi svelti e un odore di bruciato mi avvolge.

 

Mia madre non mi ha mai insultato apertamente quando era viva. Aveva un modo più subdolo di farmi sentire in colpa, magari mi faceva notare un dettaglio, lanciava un'allusione, poi faceva finta di niente, lasciandomi a macerare. Quando avevo portato Flora a casa per la prima volta, mi aveva chiesto se ero sicuro.

 

Una mattina sul pane c’è scritto COPRITI. Flora non dice niente.

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Questa è una storia di fantasia